Interactive online seminar with Pietro Omodeo: Hydrogeological Politics in Renaissance Venice

Interactive online seminar with Pietro Omodeo: Hydrogeological Politics in Renaissance Venice

Interactive online seminar with Pietro Omodeo: Hydrogeological Politics in Renaissance Venice 1024 484 Barbara Del Mercato
March 19, 2020 at 11 a.m. on GoogleMeet

If you would like to participate, please email hsc@unive.it or grandi@unive.it : you will receive a code to join the online seminar

In these troubled times, the Center for the Humanities and Social Change intends to continue its activities and our intellectual conversation. Our unbalanced interactions with our ecosystems have been foregrounded by the current virus emergency and the environmental humanities become even more relevant to understand the present condition and plan for a better future.

This is the first in a series of online seminars organized in collaboration with Ca’Foscari Research Institutes and with ECLT.

Pietro Omodeo is Associate Professor in the Department of Philosophy and Cultural Heritage at Ca’ Foscari University of Venice

Hydrogeological Politics in Renaissance Venice

Abstract: This communication concerns Venetian hydrogeological politics in the early Seventeenth century. I will present my ongoing archival research on this issue, focusing on the figure of Galileo’s pupil Benedetto Castelli.

Castelli’s work On the Measurement of Running Water (Della misura dell’acque correnti, 1629)  has been considered one of the foundational works of modern hydrodynamics. It offered geometrical demonstrations aimed to make the measurement of running waters (the “misura”) possible through the isolation of few variables: the section of a waterway and its speed. From this viewpoint, Castelli’s work represented another successful application of Galilean physics. However, Castelli was not able to convince the Venetian authorities that his method was apt to solve the main problems relative to the conservation of the geoenvironmental equilibrium of the lagoon. On the one hand, the Venetian authorities saw the diversion of rivers outside the lagoon as a measure to mitigate the infilling of sediment; on the other, Castelli argued, to the contrary, that it was precisely rivers’ diversion that produced an embankment effect, because it drove away a great quantity of water, which he accurately calculated. His analytical approach was dismissive of the comprehensive knowledge and complex methods that Venetian water experts had developed towards a systemic understanding of the hydrogeology and the environment of the lagoon. They took into account manifold factors as varied as the rivers’ flows, sea tides, the relative positions of the sun and the moon, winds, and even the effects of anthropic interventions. The dryness of Castelli’s reductionist approach was received with skepticism, even rage, thus rejected, in spite of the prestige of his connection with Galilei.

I will reconstruct the controversy that was sparked off by Castelli’s claim that his mathematical treatment of running waters could solve all of the most urgent problems linked to the management the Lagoon of Venice. From an epistemological viewpoint, the controversy is relevant as a case of clashing ‘styles of thought’, as it was a disciplinary conflict that pitted physico-mathematical abstraction (which resulted from the isolation of a set of quantifiable data) against ‘geological’ concreteness (a form of comprehensive knowledge which aimed to cope with systemic complexity). It will be here considered whether the two different approaches were rooted in different societal arrangements and corresponding scientific practices. 

ITA:

 Politiche idrogeologiche nella Venezia rinascimentale

Abstract:

Il mio intervento riguarda la politica idrogeologica veneziana all’inizio del diciassettesimo secolo. Presenterò le mie ricerche d’archivio in corso su questo tema, concentrandomi sulla figura di Benedetto Castelli, allievo di Galileo.

L’opera di Castelli sulla misurazione dell’acqua corrente (Della misura dell’acque correnti, 1628) è stata considerata una delle opere fondanti della moderna idrodinamica. Ha offerto dimostrazioni geometriche volte a rendere possibile la misurazione delle acque correnti (la “misura”) attraverso l’isolamento di poche variabili: la sezione di una via d’acqua e la sua velocità. Da questo punto di vista, il lavoro di Castelli ha rappresentato un’altra applicazione di successo della fisica Galileiana. Tuttavia, Castelli non è stato in grado di convincere le autorità veneziane che il suo metodo fosse in grado di risolvere i principali problemi relativi alla conservazione dell’equilibrio geo-ambientale della laguna. Da un lato, le autorità veneziane hanno visto la deviazione dei fiumi fuori dalla laguna come misura per mitigare il riempimento da sedimenti; dall’altro, Castelli sosteneva, al contrario, che era proprio la diversione dei fiumi a produrre un effetto di riempimento, poiché aveva portato via una grande quantità di acqua, che calcolò con accuratezza. Il suo approccio analitico è stato noncurante delle conoscenze integrate e dei metodi complessi che gli esperti Veneziani delle acque avevano sviluppato tendendo alla comprensione sistematica dell’idrogeologia e dell’ambiente lagunare. Tali esperti hanno preso in considerazione molteplici fattori quali i flussi dei fiumi, le maree, le posizioni relative del sole e della luna, i venti e persino gli effetti degli interventi antropici. L’aridità dell’approccio riduzionista di Castelli fu accolta con scetticismo, persino rabbia, e di conseguenza respinta, nonostante il prestigio del suo legame con Galilei.

Ricostruirò la controversia scatenata dall’affermazione di Castelli secondo cui il suo trattamento matematico delle acque correnti avrebbe potuto risolvere tutti i problemi più urgenti legati alla gestione della Laguna di Venezia. Da un punto di vista epistemologico, la controversia è rilevante come un caso di “stili di pensiero” in conflitto, in quanto si è trattato di un conflitto disciplinare che ha contrapposto l’astrazione fisico-matematica (derivata dall’isolamento di un insieme di dati quantificabili) alla concretezza “geologica” (una forma di conoscenza globale che mirava a far fronte alla complessità sistemica). Discuterò se i due diversi approcci fossero radicati in diversi ordini sociali e nelle corrispondenti pratiche scientifiche.  

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